Siamo fatti di stelle

Secondo gli studi condotti dagli astrofisici della Northwestern University, a Evanston (IL), l’uomo sarebbe costituito per almeno il 50% da polvere di stelle. In che senso? Le polveri dovute alle esplosioni massicce di astri sono state portate nell’atmosfera terrestre da degli atomi, che si sono mescolati ad esse, attraverso il vento solare. Una volta diffuse nell’aria, queste particelle stellari, sono state inalate e assorbite dal corpo umano, che le ha sfruttate per la composizione di scheletro, muscoli e organi vari. Questa cosiddetta “polvere di stelle” è derivata da pulviscoli stellari, esplosioni di supernove, collisioni cosmiche ma anche dal Big Bang, avvenuto ormai da miliardi di anni fa. Forse è proprio perché è fatto di stelle che l’uomo ne è così tanto attratto ed affascinato. Molti filosofi hanno sviluppato pensieri e teorie che ruotano proprio attorno al cosmo, iniziando da Pitagora con la musica universalis, più comunemente chiamata  musica delle sfere. Pitagora fu il primo a comprendere che l’altezza di una nota dipendeva dalla lunghezza della corda che produceva il suono, e che il componimento di una sinfonia piacevole era basato su rapporti e proporzioni matematici. Così Pitagora calcolò le distanze fra i pianeti dal centro dell’universo usando le stesse proporzioni trovate nel monocordo, scoprendo che erano identici. Sempre grazie a questo studio Pitagora attribuisce i suoni più acuti a alle stelle fisse e a Saturno, mentre il sole svolgeva la funzione portante in quanto corrispondente alla nota centrale con la funzione di unire i due tetracordi. Il concetto filosofico della musica delle sfere crede che i pianeti e i corpi celesti, muovendosi sulle loro traiettorie e compiendo rotazioni e rivoluzioni continue, producano una melodia costante e perenne, non udibile all’orecchio umano, ma che influenza la vita, le azioni e gli avvenimenti che accadono sulla Terra. Per questo motivo nel mondo greco, il cosmo, era paragonato ad una scala musicale. Molti filosofi, apprendendo queste nozioni da Pitagora rivalutarono l’importanza della musica e modificarono questa teoria secondo la loro concezione e il loro punto di vista filosofico.

Il primo esempio potrebbe essere Platone. Egli sostiene questa teoria e fa della musica una dottrina, che spiega anche nel suo dialogo La repubblica,attraverso il mito di Er. Er tornando dall’aldilà non spiega solamente la struttura della trasmigrazione delle anime in nuovi corpi, ma anche la struttura dell’universo. Lo descrive come geocentrico e strutturato su 8 cerchi (i pianeti conosciuti, il sole, la luna e le stelle fisse). Su ogni cerchio è presente una sirena che produce una nota, l’unione di queste sirene formerebbe una sinfonia armoniosa, la quale si riflette sulla musica umana. Inoltre quest’ultima, essendo immagine dell’armonia cosmica, è in grado di influire sull’anima e di “accordarla” qualora sia scossa, in preda al “disordine”. In aggiunta all’idea dei pitagorici che la musica è lo strumento per elevarsi alla massima conoscenza, Pitagora le riconosce un’importanza tale da inserirla tra le scienze propedeutiche (dopo l’aritmetica, la geometria piana e solida e l’astronomia).

Un altro esempio di filosofo che adatta questa teoria al suo pensiero potrebbe essere Aristotele. Egli sostiene, invece, che l’armonia delle sfere sia anche la forza misteriosa che bilancia moti e peso dei pianeti e degli enti celesti, permettendo così al Cosmo di restare intatto ed in equilibrio. Ovviamente anche lui sostiene che tutto questo sia basato su rapporti matematici ben precisi e complessi. Aristotele lega questo concetto anche alla teoria formulata da lui, ovvero la Teoria del movimento. In questa teoria riconosce 4 tipi di movimento: dall’alto verso il centro del mondo, dal centro del mondo verso l’alto, intorno al centro del mondo e l’etere. Quest’ultimo è appunto il movimento dei corpi celesti, che definisce eterno e unidirezionale, come la musica da essi prodotta. Essendo l’ultimo movimento produttore dell’armonia musicale, e quindi regolatore dei primi tre movimenti, allora si può affermare che la musica sia la regolatrice anche dei 4 elementi (acqua, aria, fuoco e terra), i quali sono soggetti ai primi tre movimenti. Essi infatti, secondo la seconda teoria di Aristotele, Teoria delle sfere, sarebbero distribuiti all’interno di sfere che partono dal centro del mondo con la terra, e si posizionano una attorno all’altra fino ad arrivare a quella del fuoco. Sempre secondo Aristotele, ogni elemento prima o poi ritornerà al suo luogo naturale, e come questi anche tutti i corpi esistenti in base alla materia di cui sono costituiti. Ma se abbiamo scoperto che l’uomo è composto per più del 50% da polvere di stelle, basandoci sui pensieri di Aristotele, potremmo ipotizzare che la musica universalis regoli le nostre azioni e la realtà che ci circonda, e che essendo composti di polvere di stelle, dopo la morte, ritorneremmo a fare parte del Cosmo, essendo questo il nostro luogo naturale. In questa visione del filosofo possiamo riscontrare una caratteristica fondamentale comune a tutte le religioni: l’ascesa dell’anima verso il cielo.

Questa teoria si mantiene nel tempo ed arriva fino a Keplero, che riconduce questa idea anche a Dio. Ne troviamo espliciti esempi anche nella letteratura (Dante cita queste teorie nella Divina Commedia e nel Convivio), nella musica (Musica universalis di Alex Baranowski), ed evidenti simbologie in arte.